4 ottobre 2014

Willie Nelson - Heroes (2012)

di Silvano Bottaro

Willie Nelson la voce.
Chi "mastica" un po' di musica sa che Willie Nelson è una vera istituzione, una delle colonne portanti del panorama country. La sua è una carriera molto prolifica, con i suoi quasi ottant'anni infatti, nel suo portafoglio si trovano oltre sessanta album di cui una decina dal vivo che volendo fare una media è quasi vicino ad un disco all'anno, una "cifra" che molto probabilmente lo candida nel podio dei più attivi.
In questo suo incredibile catalogo Nelson oltre ad aver riscosso parecchi premi (una quarantina circa) ha conosciuto il successo di critica e commerciale ed è stato spesso in cima alle classifiche di vendita, ma, nonostante questo, quello che lo ha sempre contraddistinto è la sua coerenza ed etica musicale. Anche se per definizione Nelson è un artista country, la sua musica è stata un caleidoscopio di influenze sonore, dal blues al folk, dal rock'n'roll a collaborazioni variegate, tutte e comunque sempre ispirate e non banali.
Per la registrazione delle quattordici canzoni di Heroes, Nelson si fa aiutare da Kris Kristofferson, Sheryl Crow, Merle Haggard, Jamey Johnson, Snoop Dogg e soprattutto dal figlio Lukas, co-protagonista del disco. Se la maggior parte dei brani che lo compongono sono originali non mancano le cover tra cui alcune nuove e altre "pescate" nel passato. Troviamo quindi "I Come On Up To The House" di Tom Waits, "Just Breathe" di Eddie Vedder (Pearl Jam) e "The Scientist" dei Colplay tra le recenti e "A Horse Called Music" di Wayne Carson, "That's All There Is To This Song" di Buddy Cannon, "My widow Faces The South" di Bob Wills, "Cold War With You" di Floyd Tillman e "Home in San Antone" di Fred Rose, tutti brani che appartengono al passato. Le restanti sono originali e tra queste personalmente reputo più belle quelle con il figlio Lukas: "No Place To Fly", "Every Times He Drinks He Thinks" e "The Sound of Your Memory". Le rimanenti tre: "Roll Me Up And Smoke Me When I Die", "Hero" e "Come On Back Jesus", sono canzoni nuove di notevole spessore.
La prima cosa che colpisce di questo album è la voce di Willie che, col passare del tempo migliora acquisendo maggior profondità, calore, autorità e saggezza. Sapientemente "dosata" per ogni brano, la voce riesce a creare pathos, dolore, nostalgia e amore in egual misura, una vera goduria per chi le ascolta. La voce, un complemento straordinariamente dolce e melodioso bene associato sia ai brani tradizionali, sia con quelli moderni. La voce di Nelson è la stella splendente in questo album, ed è la cosa che più conta. (Valutazione: Buono)

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