2 novembre 2014

Ben Howard - I Forget Where We Are (2014)

di Blackswan

In un anno che non ci ha regalato dischi particolarmente riusciti, questo finale di stagione sembra avere in serbo per noi qualche piacevole sorpresa. Dopo aver parlato molto bene, un paio di settimane fa, dell'ultima fatica di Lucinda Williams, mi trovo oggi a raccontare un disco che, sono pronto a scommetterci, scalerà le classifiche personali di molti ascoltatori e probabilmente di molte riviste specializzate. Sto parlando del secondo full lenght di Ben Howard, ventisettenne songwriter londinese, che dopo il buon successo (anche commerciale) del disco d'esordio intitolato Every Kingdom (2011), torna a stupire con un album intenso ed emozionato. Un disco in cui Howard, pur senza inventare nulla di nuovo (la materia è pur sempre quella ormai consunta dell'indie folk), allestisce una scaletta di splendide canzoni umorali e malinconiche, andando a citare con gusto alcune icone del passato quali Nick Drake e John Martin, e artisti più recenti del calibro di David Gray e Damien Rice, coi quali sono davvero parecchi i punti in comune. Come nello splendido bianco e nero della copertina, i dieci brani di I Forget Where We Were si muovono fra le luci e le ombre di una sensibilità sempre in bilico fra dolcissime malinconie (il treno in corsa suggerito dalla ritmica di Rivers In Yours Mouth produce i languori di un lontano ricordo che torna a noi all'improvviso, lasciandoci sulle labbra un nostalgico sorriso) e sprofondi notturni di un'amarezza senza fine (lo straordinario incipit di Small Things, una delle canzoni più belle ascoltate quest'anno). Tra folky picking magistrali (In Dreams da brividi) e schegge di post rock (la conclusiva All Is Now Harmed), Howard disegna col tratto sfumato della matita un soundscape autunnale per viaggiatori malinconici, la cui percezione della realtà risulta sempre foriera di dolorosi ricordi. Curato nella produzione, che mette in risalto soluzioni chitarristiche azzeccate per equilibrio e misura (sapiente l'uso del riverbero), drammatico, senza però mai sfociare nel melò, privo di fillers e sincero negli struggimenti, senza tuttavia perdere il proprio equilibrio formale, I Forget Where We Were si candida a essere uno dei dischi più riusciti di questo 2014. Non certo un'opera innovativa, niente che ci faccia gridare al miracolo, è vero, ma un disco composto di piccoli, fragili gioielli emozionali che sapranno scaldarci il cuore nelle fredde notti di questo ormai conclamato autunno. (voto mio 4/5)

2 commenti:

Blackswan ha detto...

Onorato della citazione. Disco davvero molto riuscito ed emozionante :)

Silvano Bottaro ha detto...

Dovere Black, dovere :) ...e grazie della recensione :)