17 marzo 2015

Mark Knopfler - Tracker Released (2015)

di Paolo Carù

Tracker è l’ottavo album solista di Mark Knopfler. Ottavo, ma in una discografia abbastanza ampia che comprende, oltre ai dischi dei Dire Straits, almeno nove colonne sonore (e sta lavorando alla decima, per il film Altamira), collaborazioni con Emmylou Harris, Chet Atkins, Notting Hillbillies e varie produzioni. Un uomo tranquillo Mark, parla poco, ma agisce. Fa un disco ogni tot anni, quando ha le canzoni, non si scompone mai e la sua musica ha il marchio di fabbrica della sua voce quieta e della sua chitarra: infatti lui è uno dei pochi musicisti riconoscibili, sia attraverso il modo di cantare che quello di suonare. Tracker è in parte ispirato ai viaggi che ha fatto, ai posti dove è andato a suonare, con canzoni come Lights of Taormina o Silver Eagle, oppure anche a scrittori, come Beryl Bainbridge o Basil Bunting, con due canzoni che prendono il titolo dai nomi dei due scrittori. Un disco colto, intenso, lirico, profondo, che lentamente cresce dentro di noi, facendoci entrare, ascolto dopo ascolto, in ogni canzone.
Inciso a Londra, negli studios British Grove, l’album vede Mark affiancato dal fido Guy Fletcher alle tastiere, quindi da John McCusker (violino), Mike McGoldrick (flauto), Glenn Worf (basso) e Ian Thomas (batteria). Tra i musicisti aggiunti troviamo la voce di Ruth Moody (delle Wailin’ Jennys) in Wherever I Go, quindi Nigel Hitchcock al sax e Phil Cunningham alla fisarmonica. Le tracce registrate per il disco regolare sono undici, ma poi Tracker viene anche edito in versione De Luxe (con 4 canzoni in più) ed in cofanetto limited edition (che avrà ben sei tracce in più, le quattro della De Luxe + altre due). Privateering, il disco precedente, era l’album più bello di Mark, da vari anni a questa parte. Meno noioso, meno ripetitivo, addirittura con vari accenni blues, ed è anche stato uno dei suoi più venduti. Tracker torna ad essere una priorità anche in Usa (al contrario di Privateering), ed è comunque un signor disco. C’è sempre una forte influenza irlandese, con il lirismo folk che permea alcune canzoni, mentre il nostro privilegia le sonorità acustiche o elettro-acustiche, lasciando da parte quelle più rock.
Laughs and Jokes and Drinks and Smokes apre il disco nel migliore dei modi. E’ una rilassata ballad in puro irish style, cantata con molta intensità e suonata in punta di dita. Un brano che Knopfler ci ha già dato, che abbiamo già sentito, ma è bello, caldo, profondo: la melodia è suggestiva e richiama isole lontane, paesaggi quasi fiabeschi, con quella melodia irlandese che la avvolge di continuo, quando il leader lascia lo spazio agli strumenti. Basil,dedicata al poeta Basil Bunting, è un racconto dal tono epico, coinvolgente, sempre su una base abbastanza lenta ma dotato di una melodia che si arricchisce ascolto dopo ascolto. River Towns non è da meno: intro lento, canzone morbida che si sviluppa in modo classico, aprendosi lentamente, dopo l’entrata del leader. Non ci sono influenze Irish, ma il brano tiene sia dal punto di vista melodico che per la parte lirica, grazie anche all’intervento del sax, suonato da Nigel Hitchcock. Skydiver è più rock, anche se non è particolarmente originale. Meglio Mighty Man dove si respira ancora l’aria d’Irlanda. La chitarra del nostro apre la canzone con un un arpeggio molto bello e chiude subito il brano in un alveo melodico difficilmente dimenticabile, che lo rende ancora più suggestivo. Broken Bones è più rock, si stacca decisamente dalle altre ed è parzialmente influenzata dal suono dell’amico JJ Cale: un brano ben costruito che non brilla però per originalità, ma che si lascia comunque ascoltare. Long Cool Girl è invece lenta, meditata. Molto classica: dall’intro strumentale al cantato di Mark.
Lights of Taormina è invece, a mio parere, la migliore del disco. Il lungo intro strumentale, guidato dalla magica chitarra di Mark, l’apertura vocale, tra folk e rock, il proseguimento coinvolgente, fanno di questa turgida composizione la più riuscita del lavoro. Ha ancora voglia di fare musica Mark, ed a ottimi livelli, visto quello che propone in questo disco: basterebbe una canzone di questo spessore a fare di Tracker un disco imperdibile. Ma poi non è l’unica e l’album, oltretutto, cresce ascolto dopo ascolto. All’inizio ero tiepido, ma poi l’ho sentito a fondo e ne sono rimasto conquistato. La parte strumentale che conclude Lights of Taormina è il suggello giusto ad una canzone pressoché perfetta.
Silver Eagle, sempre lenta, è suggestiva, intensa e profonda e, come buona parte del disco, si gusta appieno sulla lunga distanza. L’uso del piano, discreto ma continuo in tutto il disco, è una delle armi vincenti a livello di suono. Siamo ormai alla fine. Beryl,dedicata alla scrittrice Beryl Bianbridge, ha il classico train alla Dire Straits, elettrico e morbido al tempo stesso. E’ una canzone normale, ma molto ben costruita, con un base melodica adeguata e uno sviluppo ben costruito. Chiude il disco Wherever I Go, dove il nostro duetta con una delle Wailin’ Jennys, Ruth Moody (autrice per altro di alcuni dischi a suo nome, tra i quali mi piace ricordare These Wilder Things, in cui appaiono Mark Knopfler, Jerry Douglas, Aoife O’Donovan delle Crooked Still, The Wailin’ Jennys, Mike McGoldrick e John McCusker due noti musici celti, che suonano anche in Tracker). Wherever I Go è una splendida ballata, notturna, evocativa, molto ben costruita, con le due voci che duettano in perfetta armonia. Degna conclusione di un signor disco.
Tracker, come ho già detto, cresce lentamente, ma cresce. Dategli un ascolto adeguato, lasciatelo crescere e diventerà parte di Voi. (Mia valutazione: Buono)

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