10 maggio 2015

The Weather Station - Loyalty (2015)

di Gianfranco Marmoro

Che il profilo artistico di Tamara Lindeman fosse pregevole lo si capiva gia dalle buone frequentazioni della musicista canadese, le sue apparizioni negli album di Will Stratton e Barzin avevano stimolato l’attenzione di critica e pubblico, mettendo in luce un talento maturo e una ispirazione cristallina. The Weather Station sono la sua creatura discografica, dove si alternano amici e collaboratori diversi. Per il terzo capitolo, “Loyalty”, l’artista ha chiamato al suo fianco Afie Jurvanen e Robbie Lackritz (produttore gia di Feist), e ha scelto gli studi francesi La Frette per realizzare il suo album più intenso e ambizioso.

Ispirato dall’arte di Mary Pratt, celebre per i suoi dettagliati e iper-realistici quadri di vita domestica, il nuovo progetto mette insieme una serie di canzoni simili a cristalli di ghiaccio che si sciolgono lentamente col tepore della voce di Tamara, sempre più simile a un sussurro o a un respiro, smuovendo i pensieri più reconditi della mente.
La Lindeman mette insieme arpeggi e accordi ricchi di capacità descrittiva, sempre fluidi e leggiadri, abili nel duettare con folk, blues e jazz, evocando l’introspettiva bellezza dei Cowboy Junkies, il rigore poetico di Leonard Cohen, l’intuizione creativa di Joni Mitchell e lo spessore emotivo di Bill Callahan.
Arrangiamenti sempre essenziali accolgono con stupore brevi intrusioni strumentali, che mai ne modificano la natura introversa, un dualismo impercettibile alimenta le undici tracce, che raramente sconfinano nell’indolenza.

Come l’acqua incontra il fuoco, il vento la sabbia e la neve la terra, così chitarra e voce s’incrociano dando vita a canzoni superbe che sono il lasciapassare definitivo per introdurre The Weather Station tra i protagonisti della musica dell’ultimo decennio.
Sono impercettibili dissonanze quelle che danno origine alle melodie di “Loyalty”, partendo da quella intensa e verbosa ballata che apre l’album “Way It Is, Way It Could Be”, dove fragili accordi di chitarra acustica e voce, si alternano in un’avvolgente scorribanda lirica, che tra rullanti, tastiere e strappi di chitarra elettrica si candida subito come una delle canzoni più belle di quest’anno.

Più complesso e articolato, l’album offre un campionario di canzoni di superba fattura, sia che dialoghino con le regole base del country più acustico e malinconico (“Personal Eclipse”) sia che si confrontino con la tradizione del songwriting di scuola canadese, mettendo insieme Neil Young e Joni Mitchell sullo stesso palco (“Floodplain”).
Non c’è spazio per la mediocrità in “Loyalty”: il fluire quasi sognante e umido di “Life’s Work” sconfina nei territori dei CocteauTwins-meet-Cowboy Junkies, il tono criptico di “Tapes” mette in ginocchio lo-fi e alternative country con un candore e una semplicità che incantano e seducono, e il romanticismo toccante di “I Mined” certifica lo stato di grazia di Tamara Lindeman, che sembra aver trovato un equilibrio prezioso tra la sua introversa poesia e la forza comunicativa della sua musica.

Anche i testi sono tra i più ispirati e intensi del suo reperorio, il delicato fingerpicking di “Like Sisters” incornicia storie di amicizia e fiducia con raffinate armonie, mentre la title track elabora accordi complessi ed essenziali mettendo a nudo sentimenti inconfessabili e fragili.
Anche il jazz fa capolino nella scrittura delle canzoni, regalandoci un altro piccolo gioiellino lirico dall’ampio respiro ritmico, ovvero quella “Shy Women” che è stata scelta come secondo singolo dell’album.

“Loyalty” non è un semplice album di canzoni, ma una narrazione articolata che, tra introspezioni psicologiche e racconti di amici, amanti e familiari, inietta di soul e blues le trame del cantautorato, con una sensualità che mette in equilibrio piani sonori paralleli e rimette in moto il concetto di musica senza tempo e luogo, che è la vera rivoluzione artistica che fece seguito alla musica di Nick Drake il quale, almeno per una volta, non è citato al solo scopo di incuriosire i più distratti, ma per certificare il valore di un album come “Loyalty”, dove anche i silenzi e le pause sono pura armonia. (Mia valutazione: Buono)

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