11 giugno 2015

Dawes - All Your Favorite Bands (2015)

di Blackswan

La difficoltà di raccontare questo disco è che ogni cosa possa dire sui Dawes in parte è vera e in parte non lo è. A esempio, si potrebbe affermare con una certa sicumera che i Dawes non hanno fatto altro in tutta la vita che ascoltare i dischi di Jackson Browne (che peraltro ha suonato nel loro secondo disco in studio, Nothing Is Wrong) e che Late For The Sky sia il mantra salvifico che determina l'esistenza in vita della loro musica. Poi, dopo due o tre ascolti, ti rendi conto invece che il citazionismo avviene senza forzature, ma con la naturalezza di chi, da un lato, è riconoscente verso le proprie fonti di ispirazione, e, nel contempo, è anche consapevole di aver creato ormai un proprio, e ben definito, stile. Si potrebbe aggiungere poi che questo disco possiede un suono estremamente vintage, che ci riporta direttamente agli anni '70, Stati Uniti, versante californiano. Vero, ma non completamente: Things Happen, primo singolo tratto dall'album, non è solo una delle più belle canzoni ascoltate quest'anno, ma rappresenta anche un modernissimo e riuscito tentativo di guardare dall'altra parte dell'oceano, a un pop rock di matrice britannica e alternative (non è peraltro l'unico caso in cui si supera lo steccato di genere). E si potrebbe infine magnificare la cura di arrangiamenti che esaltano un suono cesellato in punta di plettro, se non fosse per quelle chitarre dal retrogusto acido che partono sbrigliate e senza meta quando meno te lo aspetti (I Can't Think About It Now). In definitiva, se rock e West Coast sono accostamenti inevitabili (e non potrebbe essere diversamente per un gruppo che nasce a Los Angeles, che è stato scoperto da Jonathan Wilson e che ha come nume tutelare un mito come Jackson Browne), in All Your Favorite Bands c'è però la visione moderna di una band che continua a stupirci con un suono (forse) risaputo ma maneggiato con gusto e originalità (come peraltro avevano già fatto con il precedente, bellissimo, Stories Don't End). Alla quarta prova in studio, i Dawes toccano il loro vertice creativo, si scrollano di dosso ogni sospetto di essere epigoni senz'anima di un suono retrò e danno alle stampe un disco che verrebbe voglia di definire un piccolo classico moderno per nostalgici che guardano avanti. Merito di alcune intuizioni che si smarcano dall'ovvio (la già citata Things Happen, la strana germinazione di Don't Send Me Away, frutto dell'azzardato innesto fra Fleetwood Mac e Blue Nile), e di un pugno di canzoni (almeno quattro di altissimo livello) che anche al decimo ascolto suonano fresche come la prima volta. Se poi volete proprio insistere a vederli come la copia 2.0 di Jackson Browne, va bene anche così: All Your Favorite Bands è comunque migliore di qualsiasi disco rilasciato dal cantautore losangelino da trent'anni a questa parte. (Mia valutazione: Distinto)

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