16 dicembre 2015

La Top Ten del 2012

1) Calexico - Algiers
"Algiers" è un ottimo disco. Però è quasi impossibile per chi li conosce da sempre ed ha amato le loro policromie stradaiole, le cavalcate sospese tra western cinematografico e fieste mariachi, fare a meno della loro anima gypsy, raminga e selvaggia. (via | Distorsioni)

2) Neil Young & Crazy Horse - Americana
Spiazzando critica e fan, "sforna" un album imprevedibile e inatteso, dimostrandosi (ancora una volta) lontano da mode e costrizioni discografiche. Esponendosi a grossi rischi quindi, con straordinaria intelligenza, incide un disco curioso e carico di passione. (recensione completa)

3) Bruce Springsteen - Wrecking Ball
Un album per certi versi amaro quindi, dove non si risparmia nessuno, dai politici agli economisti, dagli amministratori ai banchieri, ma che al contempo, invita a non arrendersi, a continuare ad usare la rabbia, il motore che crea la forza per vincere. I temi sociali sempre in prima linea. (recensione completa)

4) Chris Robinson Brotherhood - Big Moon Ritual
Sette canzoni per oltre sessanta minuti di musica, e neppure un brano sotto i sette minuti. E, soprattutto, durante le sessions di registrazione, Chris e soci dovevano avere affissa in studio la fotografia di Jerry Garcia e dei Grateful Dead. (via | rootshigway)

5) John Cale - Shifty Adventures In The Nookie Wood
Cale bazzica l'avanguardia fin da giovanissimo e, se negli anni ha seguito e approfondito la sua poetica, lo ha fatto in modo dinamico e aperto, non mancando di gettare ogni tanto uno sguardo a ciò che gli accadeva intorno. (via | sentireascoltare)

6) Patti Smith - Banga
Buon disco Banga, molto fruibile e tra i più orecchiabili che la nostra sessantacinquenne abbia mai scritto ma non per questo è un lavoro superficiale ne tantomeno banale. E' un disco a tutto tondo dove i testi e il suono vanno a braccetto, tutto condito da un' ottima qualità. (recensione completa)

7) Grizzly Bear - Shields
Abbandonato un certo "sperimentalismo" presente nei dischi precedenti, l'ascolto risulta assai piacevole senza sconfinare nell'"easy" e, pur mantenendosi su atmosfere "leggere", il disco è ricco di melodia e di buoni spunti sonori. (recensione completa)

8) Counting Crows - Underwater Sunshine
In sostanza, Sunshine Underwater è un'omaggio alla musica degli altri e soprattutto alla musica in generale, un omaggio che, visto che la "personalizzazione" e la maestria con cui è suonato e arrangiato, lo rende uno dei lavori più belli della loro discografia. (recensione completa)

9) Bob Dylan - Tempest
Ancora una volta un Dylan presente, riflessivo e per niente stanco. Le sue tipiche intuizioni e la sua destrezza sono ancora attive, e, ancora una volta, riescono a capovolgere tutte le aspettative, regalandoci dieci brani senza tempo. Sorprendendo e affascinando allo stesso tempo. (recensione completa)

10) Van Morrison - Born To Sing: No Plan B
"The Man" non è mai banale, potrà non piacere, potrà non suscitare emozioni come invece succede ai suoi fan, ma, non sarà mai scontato e superficiale. Questo è quanto basta per renderlo, nonostante la sua nota antipatia, un grande musicista. (recensione completa)

11) Willie Nelson - Heroes
La voce riesce a creare pathos, dolore, nostalgia e amore in egual misura. La voce, un complemento straordinariamente dolce e melodioso bene associato sia ai brani tradizionali, sia con quelli moderni. La voce di Nelson è la stella splendente in questo album, ed è la cosa che più conta. (recensione completa)

12) Mark Knopfler – Privateering
Qui c’è tutto il suo universo di “britannico che sogna l’America”. Knopfler si conferma un professionista serio e rilassato, in questo momento, mai così lontano dal music-business. Una vecchiaia da vivere in tutta tranquillità tra brughiere britanniche e polverose e sonnolente strade della campagna americana. (via | impattosonoro)

13) Mark Lanegan Band - Blues Funeral
Mark Lanegan non si è perso, non è diventato un gregario e non punta a finire la carriera svendendosi tra collaborazioni varie; forse semplicemente, a differenza degli altri, necessita di più tempo per lavorare a qualcosa di nuovo ma quando torna, non delude mai i vecchi amici. (via | ondarock)

14) Mumford & Sons – Babel
Secondo album dei lanciatissimi Mumford & Sons, è più che confortante. Se non la fantasia, i quattro ragazzi di West London hanno portato al potere passione, semplicità, una ventata di freschezza e di irresistibile comunicativa. Perché sia toccato a loro, e a loro soltanto, assurgere a fama mondiale. (via | rockol)

15) The Wallflowers - Glad All Over
Jakob Dylan è uno dei pochi figli di padri famosi che è riuscito a crearsi una sua personale carriera senza rimanere all'ombra della figura paterna. Si è ritagliato un suo personale stile di scrittura e canto, ed è soprattutto per questo che i Wallflowers hanno ancora motivo di esistere. (recensione completa)

16) John Hiatt - Mystic Pinball
Hiatt esplora i temi della quotidianità affettiva come l'amore, il tradimento, la perdita e la felicità. Temi che per un sessant'enne possono risultare forse "fuori tempo" ma è la sua anima "giovanile" ad avere il sopravvento e probabilmente anche quella che lo fa rigenerare di volta in volta. (recensione completa)

17) Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill
Il sessantasettenne Young fa rotolare idee più o meno buone in una panatura scabra e vischiosa come insegna la ben nota ricetta, mantecando il tutto in un crogiolo di assoli che poi sono le variazioni di uno stesso, interminabile assolo iniziato (almeno) quattro decadi fa. (via | sentireascoltare)

18) Antony And The Johnsons – Cut The World
Brani noti e significativi dei quattro album precedenti, come  “Cripple And The Starfish”, “Swanlights”, “Epilepsy Is Dancing”, “Another World”, “Kiss My Name”, che coprono se non tutte, molte delle sfumature emozionali evocate da Antony, dalle più intime e minimaliste alle più passionali ed entusiaste. (via | impatto sonoro)

19) Ry Cooder - Election Special
Un gioiellino di una quarantina di minuti per nove pezzi in cui mette dentro tutte le conoscenze acquisite in anni di studio della musica tradizionale americana e tutta la sua indiscutibile abilità di chitarrista, per un mix di folk e blues condito da ironici, sferzanti testi con i quali lancia bordate alla destra repubblicana. (via | distorsioni)

20) Ani DiFranco – ¿Which Side Are You On?
Abbandonate le raffiche furiose, l'atmosfera generale è tranquilla, il "suono" è più tenero e riflessivo ma non per questo meno forte. I testi dei brani parlano di temi sociali e politici e gli argomenti non mancano: aborto, situazione economica, tensioni razziali e diritti delle donne. (recensione completa)

21) Sigur Rós - Valtari
Buon lavoro dunque ma con l'impressione di un qualcosa di incompiuto, l'impressione di poca convinzione da parte dei musicisti. Probabilmente una pubblicazione affrettata, dettata forse, più da un voler rimanere a galla che da una reale convinzione di condivisione sonora. (recensione completa)

22) Lyle Lovett - Release Me
Pout-pourri di american music cucinato secondo la classe che conviene al personaggio, ma con quella stanchezza di fondo che aveva già attraversato gli ultimi lavori in studio: c'è l'immacabile blues (White Boy Lost In the Blues) e quello virato al Texas (The Girl with the Holiday Smile). (via | rootshigway)

23) Leonard Cohen – Old Ideas
In “Old Ideas” c’è il tema del viaggio, della solitudine, le domande di un poeta, la sconfitta, la depressione, i consigli di una donna, un posacenere, un foglio di carta. Un album di Leonard Cohen. Fonte di ispirazione per generazioni di artisti, uno dei più grandi poeti della storia della musica. (via | impattosonoro)

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