7 novembre 2017

"The Dark Side of the Moon". Il capolavoro dei Pink Floyd

di Mattia Luconi

Era il 10 marzo del 1973, quando gli Stati Uniti furono invasi da un gigantesco prisma triangolare che rifrangeva un raggio di luce: era The Dark Side of the Moon, disco simbolo dei Pink Floyd.

Quando compriamo un disco la prima cosa che osserviamo è la copertina. Ed in questo caso si tratta della Copertina, con la C maiuscola: esattamente come per Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band o come Nevermind, basta quell’immagine a dire tutto dell’album, della band, e del mood del disco. Richard Wright so occupò della realizzazione e chiese alla Hipgnosis un’idea elegante, pulita e di classe. Tra i sette disegni che l’agenzia propose al gruppo, i Pink Floyd decisero all’unanimità il prisma divenuto famoso in tutto il mondo. Nella sua semplicità contiene Tutto: il raggio di luce è la vita che l’uomo (il prisma) elabora con la sua ricerca sulla realtà.

The Dark Side of the Moon oltre ad essere uno dei pochi lavori realizzati realmente ad otto mani dai Pink Floyd fu il primo vero concept album della band: le cinque tracce di ognuno dei due lati rappresentano vari stadi della vita umana, dalla nascita alla morte. Una grande opera musicale continua, legata in apertura e chiusura da una serie di battiti cardiaci. Speak to Me e Breathe (che nella versione del 1994 formeranno un unico pezzo) pongono l’accento sugli elementi mondani e futili della vita. La strumentale On the Run evoca lo stress e l’ansia provocati dalla paura di volare (in particolare di Wright). La meravigliosa Time ammonisce coloro che sprecano tempo prezioso focalizzandosi sugli aspetti più futili (mondani) della vita. Il lato A si conclude con The Great Gig in the Sky, che altro non è che una metafora della morte.

Il lato B inizia con uno dei brani di maggior successo della band, quella Money che, con il suo testo ironico, si prende gioco dell’avidità e del consumismo. Us and Them (nata come composizione per la colonna sonora del film Zabriskie Point) parla della tendenza, oggi tremendamente attuale, di dover giudicare gli altri ponendo ponendo sempre se stessi come modello di riferimento positivo. Brain Damage ricorda sì la malattia mentale, ma quella alienante che scaturisce dal porre in cima ai propri obiettivi la fama e il successo. Il riferimento va ovviamente a Syd Barrett, in particolare nel verso «And if the band you’re in starts playing different tunes». Il brano conclusivo dell’album è Eclipse (che inizialmente doveva essere il titolo del disco) che, attraverso una metafora, riassume tutto The Dark Side of the Moon.
Intervistato da Billboard nel 2006, Roger Waters disse: «Quando la registrazione fu terminata portai una copia a casa e la feci ascoltare a mia moglie. Ricordo che si mise a piangere. A quel punto pensai “Questo disco ha sicuramente toccato una corda da qualche parte”».

Di The Dark Side of the Moon si è detto tanto ed ancora si continuerà a dire. Quel che colpisce di questo lavoro è che, nonostante siano passati 44 anni dalla sua uscita, non sia solamente attuale, ma che il suo ascolto, sia per le sue tematiche e sia per il suo linguaggio, sia addirittura necessario.

Tracklist The Dark Side Of The Moon
Lato A: Speak to Me - Breathe - On the Run - Time + Breathe (Reprise) - The great gig in the sky
Lato B: Money - Us and them - Any colour you like - Brain damage - Eclipse

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