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Alcune canzoni del 1977 #7/16

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“Alison”, Elvis Costello
Canzone adorata da tantissimi fans di Costello, malgrado la sua limitata notorietà rispetto a molte in questa lista e i suoi quasi inesistenti risultati di vendita al tempo. Lei, ha raccontato Costello, era una meravigliosa cassiera di un supermercato vista per un attimo. Il verso “May aim is true” diede il nome al disco che la conteneva.

John Prine – The Tree Of Forgiveness (2018)

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di Leonardo G. Stenta
Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain. (Bonnie Raitt, 1974)
“Pura razza Kentucky” rispose un giorno il giovane John all’insegnante che lo interrogava sulle sue origini. Invece la famiglia Prine proveniva da tutt’altra parte, da Maywood, una città dell’Illinois. Era stato il padre, Bill Prine, a inculcare nella testa dei figli di avere origini nell’East-South Central. Se quella risposta sia stata più o meno ragionata non abbiamo la sicurezza. Ma qualcuno potrebbe aver già iniziato a sorridere.
Il nome di John Prine è iniziato a circolare nella scena folk di Chicago sul finire degli anni Sessanta. Nelle sue prime canzoni ha cantato le gesta degli pseudo-eroi incontrati durante i suoi viaggi nel Midwest: eroinomani, reduci dal Vietnam, casalinghe vedove o abbandonate, bizzarri anziani e tanti altri ancora. Dopo aver ricevuto incoraggianti apprezzamenti da Bob Dylan (il quale, pare, si present…

Accadde oggi...

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1922: Nasce a Nogales, Arizona, USA, Charlie Mingus, contrabbassista jazz. Morirà il 5 gennaio 1979.
1945: Nasce ad Alessandria d'Egitto Efstràtios Dimitrìu, ovvero Demetrio Stratos, voce degli Area. Morirà il 13 giugno 1979.
1950: Nasce a Bromley, UK, Peter Frampton, chitarrista e cantante.
1967: Nasce a Napoli Gennaro Della Volpe detto Raiz, voce degli Almamegretta e solista.
2013: Muore Richie Havens, cantante e musicista. Era nato a Brooklyn, New York, USA, il 21 gennaio del 1941.
Fonte

David Johansen

Dopo la cruciale esperienza con le New York Dolls, David Johansen (1950) forma gli Staten Island Boys, con Frankie La Roca e John "Buz" Verno, dai Cherry Vanilla and Her Staten Island Band, Thomas Task e Johnny Rao. Con questa formazione pubblica "David Johansen", con la partecipazione di Edgar Winter.
Discografia e Wikipedia

The Jimi Hendrix Experience - Axis: Bold as Love

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L’illustratore Roger Law e il grafico David King furono incaricati dalla Track Records di regalare ad Hendrix un’immagine più consona alle sue aspettative. Qualcosa che fosse in linea con le sue radici, qualcosa che richiamasse i nativi americani. La band assume così i connotati di divinità indù per una copertina ispirata a un poster religioso dal titolo Viraat Purushan – Vishnuroopam che ritraeva una raffigurazione del dio Vishnu.

The Who - Who's Next (1971)

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Primi anni '70. Ennesimo bollettino della distruzione. A seguito della deflagrazione conosciuta come Live At Leeds (1970), gli Who, o per meglio dire Pete Townshend, compositore instancabile e assassino della chitarra, mettono in cantiere, dopo Tommy ('69), un'altra "rock-opera" destinata a rimanere incompiuta. L'inaudito volume di fuoco della voce di Roger Daltrey e la sezione ritmica di un John Entwistle e di un Keith Moon più violenti e sconquassanti che mai portano i rimasugli dell'idea originale a sbriciolarsi nelle canzoni furiose di Who's Next, uno degli album più crudi, brutali e rissosi di sempre. L'energia degli esordi all'insegna di un flirt irruente tra pop, beat e blues elettrico letteralmente esplode in una colata lavica di riff pesanti come macigni, colpi di rullante simili a continue frustate, linee di basso che scorticano la pelle e urli primitivi in grado di frantumare ogni resistenza. I sintetizzatori (ascoltate i drones mi…

Jethro Tull, Guida per principianti

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Chi l’ha detto che la musica rock deve essere suonata soltanto con chitarre, bassi, batterie e tastiere? Si può fare anche suonando il flauto. Questo apparentemente strano mix in realtà dice molto agli appassionati del genere. Chi conosce la musica degli anni sessanta e settanta appena sente flauto pensa a Ian Anderson e ai suoi Jethro Tull.
Con una tecnica impressionante e una sensibilità notevole, Ian ha reso la band unica nel panorama musicale di allora. E anche oggi è difficile trovare un paragone altrettanto eccellente. I Jethro Tull hanno suonato per più di 40 anni, pubblicando la bellezza di 54 album, tra originali, live, opere e raccolte, con più di 3mila concerti hanno venduto più di 60 milioni di dischi.
Per ricostruire la loro storia, come capita ai mostri sacri della musica, come i Beatles e i Rolling Stones, servirebbe un libro; in un articolo, nelle poche righe a disposizione, si può solo accennare il grande talento musicale di questo gruppo, riascoltando i brani più be…

Jeff Buckley - Grace (1994)

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Fu un fulmine a ciel sereno l'esordio nel 1994 di questo figlio d'arte, che aveva ereditato dal padre Tim una vocalità quasi angelica e spinta fino a quattro ottave di estensione. Fu un fulmine a ciel sereno perché nessuno pensava che in un disco solo si potesse sintetizzare lo spirito di un decennio di fuoco (in ambito musicale, ovviamente) come gli anni Novanta, con il lirismo di Cohen e Van Morrison, la grazia di Edith Piaf e Nina Simone e le tessiture classiche di Benjamin Britten. Il risultato di questa miscela, al quale va aggiunta la chitarra di Jeff, uno dei chitarristi più grandi e sottovalutati degli ultimi vent'anni, è un disco che sembra quasi privo di collocazione spaziotemporale, etereo e corposo allo stesso tempo, sospeso fra raffiche del torrido vento di Seattle, ma elevato a livelli celesti dal volo della voce di Buckley. Il resto lo fanno canzoni come Grace, Lover You Should've Come Over o Last Goodbye, oltre all'ormai inflazionatissima cover di …

Alcune canzoni del 1977 #6/16

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“God save the Queen”, Sex Pistols
Come si sa, è il titolo dell’inno del Regno Unito, e successe un casino. La contestazione della monarchia non era molto apprezzata, allora, almeno non con espressioni come: “Dio salvi la regina e il suo regime fascista”. Fu censurata molto e venduta molto. Ufficialmente arrivò al numero due in classifica, ma si pensa che il suo primo posto effettivo sia stato opportunamente tenuto nascosto a vantaggio di “The first cut is the deepest” di Rod Stewart. Era anche l’anno del giubileo reale, e il giorno dei festeggiamenti la band suonò davanti a Westminster da una barca affittata sul Tamigi. Li arrestarono tutti. Mezza Inghilterra li odiava, un’altra mezza li aspettava da anni: “no future, no future, no future for you!”.

Eels – The Deconstruction (2018)

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di Fabrizio Zampighi
«I can’t go back / but I can make today a memory to last»: potremmo sintetizzare con questi due versi estratti dal brano The Epiphany il clima che si respira in The Deconstruction. Un disco in qualche maniera “esistenzialista” e “filosofico” nel suo piccolo, e che abbraccia significati profondi da ricercare più nei testi – ad esempio, in un «I don’t know if you’ll come along / I just wanted to sing my song about change / today is the day» dal singolo Today Is The Day, o magari in un «the reconstruction will begin / only when there’s nothing left» estratto dalla title track – piuttosto che nelle musiche, queste ultime non troppo distanti da quanto gli Eels ci hanno fatto ascoltare in passato. Considerando questo punto di vista, il qui presente potrebbe essere descritto come un album fondamentalmente cantautorale, nonostante brani rock-garage come Bone Dry (una specie di I Had Too Much To Dream Last Night degli Electric Prunes aggiornata al mood di dischi come Hombr…

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