19 febbraio 2018

Neil Young - On the Beach (1974)

Dopo il successo planetario di After the Gold Rush e Harvest, Neil Young crolla in una profonda crisi umana a seguito della perdita per overdose degli amici Danny Whitten e Bruce Berry. I tre dischi seguenti ci consegnano il ritratto di un artista in preda alle proprie angosce: in On The Beach il senso di colpa e la sofferenza personale si trasformano in una più ampia disamina sociale e politica sulla decadenza degli anni 70 e sulla dolorosa presa d'atto che i sogni e le utopie dell'adolescenza si sono dimostrate solo delle illusioni. I giovani figli dei fiori che sognavano con le droghe lisergiche sono diventati ora dei junkies eroinomani, il mito di una società migliore viene annegato nella cinica politica di Nixon, nello scandalo Watergate, nel terrorismo e nella crisi petrolifera. Frutto di sessioni di registrazioni improvvisate in un clima convulso e sotto l'effetto delle micidiali honey slides, ovvero frittelle di mariujana e miele che tenevano giù il tono della voce rilassando la mente e il corpo, le 8 tracce di On The Beach ci catapultano in blues visionario e malinconico in grado di rappresentare al meglio i tempi in cui la società americana viveva. Su tutte l'apocalittica Revolution Blues che rimanda alle livide vicende della family di Manson, manifesto delle disillusioni della controcultura sixties e la conclusiva folkie Ambulance Blues, una delle vette compositive della poetica di Neil Young in cui l'artista canta l'inequivocabile frase "state solo pisciando contro vento" rivolta ai vecchi compagni della 'summer of love', che continuano a salire su un palco pur non avendo più nulla da dire, incapaci di comprendere la svolta dei tempi. (Mia valutazione:  Ottimo)
(Gianluca Serra)

18 febbraio 2018

Accadde oggi...

1940: Nasce a Genova Fabrizio De André, cantautore. Morirà l'11 gennaio del 1999.

1943: Nasce a Lodi (Milano) Riccardo Sanna, in arte Ricky Gianco, cantautore.

1947: Nasce a Novellara (Modena) Augusto Daolio, voce storica dei Nomadi. Morirà il 7 ottobre del 1992.

1980: Nasce a Mosca, in Russia, Regina Spektor, cantautrice.

1992: I Pearl Jam suonano per la prima volta in Italia, al Sorpasso di Milano.

2013: Muore Kevin Ayers, cantautore e chitarrista, prima nei Soft Machine poi solista. Era nato il 16 agosto del 1944 a Herne Bay, UK.

Captain Beefheart


Barrie Wentzel - Captain Beefheart (Don Van Vliet) 1967

17 febbraio 2018

Misguided Angel - Cowboy Junkies

Ho detto "Mamma, è un pazzo e mi fa paura
ma io voglio lui al mio fianco
anche se è un cattivo soggetto e un selvaggio
e qualche volta è semplicemente folle
ho bisogno di lui per sentirmi a posto"

Ho detto "Papà, non piangere, va tutto bene
ed io vedo te in qualcuno dei suoi modi di fare
anche se lui potrebbe non darmi la vita che volevi per me
io lo amerò per il resto dei miei giorni"

Angelo deviato attaccato a me
un cuore come Gabriele, puro e bianco come l'avorio
un'anima come Lucifero, nera e fredda come un pezzo di piombo
Angelo deviato, ti amerò fino a che vivrò

Ho detto "Fratello, tu mi parli di passione
mi avevi detto di non accontentarmi mai di nulla che valesse meno
Bene, è nel modo in cui cammina
è nel modo in cui parla
il suo sorriso, la sua rabbia e i suoi baci"

Ho detto "Sorella, non capisci?
Lui ha tutto quello ho sempre desiderato in un uomo
sono stanca di sedere davanti alla TV tutte le sere
sperando di trovare il signor "Quello Giusto"

Angelo deviato appeso su di me
un cuore come Gabriele, puro e bianco come l'avorio
un'anima come Lucifero, nera e fredda come un pezzo di piombo
Angelo deviato, ti amerò fino a che vivrò

Lui dice "Tesoro, non dar retta a ciò che dicono
arriva un momento in cui bisogna un taglio (a tutto)"
Lui dice "Tesoro, ci sono cose a cui ci aggrappiamo per tutta la vita"
"E' il momento di lasciarle andare e di diventare mia moglie"

Angelo deviato appeso su di me
un cuore come Gabriele, puro e bianco come l'avorio
un'anima come Lucifero, nera e fredda come un pezzo di piombo
Angelo deviato, ti amerò fino a che vivrò.

16 febbraio 2018

The Beatles - Revolver (1966)

Il definitivo distacco dall'età dell'innocenza: Revolver precisa e completa i segnali lanciati con il capolavoro gemello di soli otto mesi precedente, Rubber Soul, aprendo la strada alla maturità sperimentale dei Beatles e anticipando l'era psichedelica di Sgt. Pepper, persino conservandone oggi una maggiore fruibilità. L'impressionante mole di stimoli del disco riflette la necessità di rompere con le regole del pop, per assecondare una scrittura che si è fatta strada facendo più ambiziosa. Ogni singola personalità in seno alla band esplode in mille colori e tonalità: è il frutto di un lavoro fino ad allora impensabile dentro le mura dello studio con George Martin, stratificando tracce su tracce e giocando con suggestioni e linguaggi differenti. La summa è la chiusura di Tomorrow Never Knows, ambiguo capolavoro lennoniano fra melodia e distorsione, ma tutto il disco vive tra estasi, stupore, armonia e giochi lisergici (ancora Lennon, il più acuto e spiritato alla guida di She Said She Said, And Your Bird Can Sing e della dolcissima caramella I'm Only Sleeping). Harrison assume finalmente un ruolo di primo attore, portando in dono tra le altre la sghemba Taxman e il raga indiano di Love You To, mentre McCartney si impone come il talento pop per eccellenza, fra la struggente malinconia degli archi in Eleanor Rigby, che fugge da ogni frivolezza anche nel testo, la dolcezza sospesa di Here, There and Everywhere e l' incalzante di Got To Get You Into My Life. (Mia valutazione:  Ottimo)

(Fabio Cerbone)

15 febbraio 2018

Piece of Mind – Iron Maiden


Si chiama Eddie ed è il protagonista indiscusso degli artwork della band. La leggenda narra che il manager degli Iron Maiden fu colpito da un disegno di un illustratore inglese, Derek Riggs. La figura mostruosa partorita aveva il volto sfigurato, il corpo scheletrico e rappresentava un’icona punk a metà strada tra il Rocky Horror Picture Show e L’alba dei morti viventi. Eddie in ogni disco interpreta un ruolo in linea con le tematiche trattate nei testi delle canzoni.

14 febbraio 2018

R.E.M. - Lifes Rich Pageant (1986)

C'era un tempo in cui i produttori facevano la differenza (ovvero, si potrebbe anche metterla così: c'era un tempo in cui i dischi venivano "prodotti", spendendo tempo, denaro e creatività alla ricerca di un suono). Prendete il quarto lp degli R.E.M. e pensate a quanto il tocco mainstream di Don Gehman - la voce di Michael Stipe finalmente nitida e intellegibile, la sezione ritmica portata in primo piano, la definizione degli strumenti - sia l'elemento decisivo per sottolineare e rendere più appetibile la maturazione della band della Georgia. Senza nulla togliere al fascino naif dei primi lavori, la maggiore complessità di scrittura raggiunta in Lifes Rich Pageant beneficia enormemente dei suoni cuciti addosso alle canzoni. Che sono tutte memorabili, dall'assalto di Begin the Begin al pop con caratteristico jingle jangle dell'ecologista Fall on Me, dalla melodia sognante di Flowers of Guatemala (uno dei classici nascosti del loro songbook) al folk ipnotico di Swan Swan H. Neanche lo scherzo conclusivo di Superman, cantata dal bassista Mike Mills, riesce a suonare fuori posto, tra tanto ben di dio. (Mia valutazione:  Distinto)
(Yuri Susanna)

13 febbraio 2018

12 febbraio 2018

No Age – Snares Like A Haircut (2018)

di Emiliano D'Aniello

Randy Randall e Dean Allen Spunt ritornano alla carica con un nuovo disco uscito il 26 gennaio 2018 su Drag City Records. Il disco si intitola “Snares Like A Haircut” ed è il quinto LP in studio del duo di Los Angeles, California, USA. Anticipato dai brani “Soft Collar Fad” e “Drippy”, condivisi in streaming negli ultimi mesi dello scorso anno, se dovessi definire in qualche modo scegliere un solo aggettivo per definire questo ultimo lavoro dei No Age direi semplicemente “luminoso”. Questi due ragazzi del resto si può benissimo dire abbiano trovato definitivamente una loro formula che qualcuno potrebbe considerare semplice, forse minimale, ma che funziona brillantemente e che si traduce in una collezione di canzoni perfettamente orecchiabili e allo stesso tempo cariche di energia.

Il pensiero vola quasi immediatamente, senza volere comunque creare paragoni impegnativi, alla brillantezza e carica positiva di un artista tanto prolifico quanto geniale come Robert Pollard e i suoi Guided By Voices. Questo disco ci appare infatti sin dall’inizio come una specie di inno alla vita. Canzoni come “Cruise Control”, “Stuck In The Changer”, “Drippy” sono brani marcatamente garage ma con quel carattere power pop tipico proprio di Robert Pollard e che si caratterzzano per una certa luminosità e sonorità cristalline che poi letteralmente schizzano come scheggie impazzite in brani più particolari come “Third Grade Rave”, “Squashed” oppure “Primitive Plus” e la stessa title-track. “Send Me” è una ballata carica di colori accesi come le canzoni più pop e orecchiabili dei Cure.

Senza dubbio ci sono anche dei momenti meno brillanti e questi sono probabilmente quelli in cui il duo ricerca sonorità più acide e rock, che sono probabilmente non solo inflazionate, ma sicuramente materia sviluppata in maniera più convincente e performante da tante altre realtà nel panorama USA e internazionale. Questo dato di fatto probabilmente segna un limite per quelle che sono le capacità di questo duo, ma del resto chiedere di più a un disco tutto sommato orecchiabile come questo sarebbe sicuramente troppo.


11 febbraio 2018

Il rock chicano di Ritchie Valens

di Gianni Lucini

Il successo immediato e il destino crudele

Il primo a scoprirlo e a intuire le sue potenzialità è Bob Keene, uno dei produttori di punta di Los Angeles, titolare dell’etichetta Keen, per cui ha inciso anche Sam Cooke. Scritturato per pochi dollari nel 1958, diciassettenne conquista la popolarità con brani che mescolano la gioiosa armonia latina della tradizione messicana con le nuove strutture ritmiche del rock and roll. Il suo strepitoso successo con un singolo che contiene due brani come Donna e La bamba segna l’inizio del rock chicano, un nuovo genere destinato a restare nella storia del rock’n’roll. Il segreto del rapido successo di Valens è tutto nel suo stile: una vocalità gentile e sognante che si innesta con una base chitarristica dal suono selvaggio figlia delle rielaborazioni del rock and roll da parte dei gruppi di cultura latina. Il destino non gli consente di godere a lungo della popolarità. Il 3 febbraio 1959, infatti, non ancora diciottenne, muore in un incidente aereo insieme ad altre due star del rock and roll come Buddy Holly e Big Bopper, con i quali è impegnato in una tournée nel Midwest. In quello stesso anno ottiene due grandi successi postumi con Little girl e Come on little Susie.

Un film e una polemica

La breve e drammatica storia di Richie Valens ispira nel 1987 il film “La bamba” di Taylor Hackford nella quale i Los Lobos interpretano i suoi vecchi successi e la cui colonna sonora arriverà al vertice delle classifiche di tutto il mondo. Valens è interpretato sullo schermo da Lou Diamond Phillips. La presentazione del film riapre una vecchia polemica tra i critici anglofoni e la comunità degli immigrati di lingua ispanica, in particolare quelli di origine messicana. Questi ultimi accusano di colonialismo culturale e anche di razzismo quella parte della critica che continua a considerare minore il genere di musica elaborato da Ritchie e a chiamarlo con l’appellativo di “tex-mex”. Le radio ispanoamericane di Los Angeles guidano l’offensiva contro la discriminazione; «Quel genere è nostro, affonda le radici nella nostra tradizione, è “rock chicano”. Se non vi piace non ascoltatelo, ma smettetela di gettare merda su tutto ciò che non è in linea con la vostra barbosa tradizione anglosassone. Questo paese è anche nostro!»