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Alcune canzoni del 1977 #11/16

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“Year of the cat”, Al Stewart
Una delle più belle e originali canzoni pop degli anni Settanta – prodotta da Alan Parsons – a cominciare dal titolo e dal verso che parla di “aggirarsi per strada come Peter Lorre” (che fu un grande attore tra gli anni Trenta e Cinquanta). Dal libro Playlist di Luca Sofri: “Onamoninfromabogarmùvi. La canzone meritevolmente più nota di Al Stewart (per la gran parte del mondo, l’unica canzone nota di Al Stewart) ha un’introduzione di pianoforte memorabile e un andamento da dopopranzo più che da mattino, con un ritornello che lo increspa appena, e poi lascia proseguire il dondolìo, l’assolo di chitarra, l’assolo della seconda chitarra, l’assolo del sassofono, e tutto il meraviglioso resto”.

Ry Cooder - The Prodigal Son (2018)

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di Silvano Bottaro
Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con "The Prodigal Son" e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo "Prodigal Son" lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing. Co-prodotto con il figlio Joachim - che contribuisce anche alla batteria e alle percussioni - Cooder prende il controllo; suona chitarre, basso, banjo, mandolino e tastiere in un programma di otto cover e tre brani originali raffinati.
Prodigal Son è un disco fortemente legato alla musica religiosa, suonato e registrato da un non religioso. Cooder le considera canzoni gospel, proprio per il loro potere di trasmettere un messaggio diretto a chi le ascolta. La cosa più importante del gospel è di dare forza alla gente, di fare da collante tra ascoltatore ed esecutore.

Il disco si apr…

Cream, Guida per principianti

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Nel panorama della musica rock ci sono gruppi o musicisti che nonostante abbiano avuto una carriera breve sono stati in grado di influenzare generazioni di appassionati, fino ai giorni nostri. Come ad esempio i Guns N’ Roses o Jeff Buckley.
Per ogni conoscitore di musica blues che si rispetti, i Cream sono un gruppo indimenticabile, anzi un supergruppo (etichetta che viene data ai gruppi in cui tutti i componenti sono virtuosi dello strumento).
Nati a metà degli anni sessanta, sono riusciti a influenzare musicisti del calibro di Jimi Hendrix, il cui modo di suonare, senza la band inglese, non sarebbe stato lo stesso. Prima che esplodessero i Rolling Stones e gli Who, il suono che faceva più “rumore”, quello più potente era il loro.
Tradizionali (con i loro pezzi autenticamente blues) ma anche carichi di una dose di originalità i Cream, ad esempio, hanno rivoluzionato la classica struttura delle canzoni che prevedeva l’alternarsi di strofa e ritornello. Inoltre, erano famosi per i lor…

Frances The Mute - Mars Volta

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Frances The Mute segna la seconda collaborazione della band con Storm Thorgerson, designer e fotografo britannico noto soprattutto per i suoi lavori con i Pink Floyd. L’artwork, curato insieme a Peter Curzon, Dan Abbott, e Bill Thorgerson, porta il suo marchio di fabbrica con immagini finemente dettagliate e realistiche che si sposano con un concept album che trae ispirazione dal ritrovamento di un diario abbandonato in una macchina. Il risultato è così vicino al surrealismo di Magritte che il confine tra ispirazione e citazione diviene molto labile.

Sarah Shook & The Disarmers – Years (2018)

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di Domenico Grio
Giunge a distanza di neppure un anno dalla pubblicazione del disco d'esordio, questo nuovo capitolo dell'avventura discografica di Sarah Shook. Ma se Sidelong ci aveva stupito per la freschezza, l'efficacia comunicativa e la capacità di rivitalizzare una scena Americana al femminile piuttosto infiacchita (tranne qualche sporadica eccezione, s'intende), Years ci coglie ancor più di sorpresa, sia perché inaspettato e "prematuro" sequel, sia perché raro e mirabile esempio di "promessa mantenuta". Se è vero, infatti, che dopo l'ascolto del primo lavoro era piuttosto difficile non dare credito a questa ragazzotta del Nord Carolina, è altrettanto vero che era tutt'altro che scontato che la stessa ci consegnasse, per di più in tempi così ristretti, un altro piccolo capolavoro di garage campagnolo, tosto e genuino.
Così, piuttosto che dover tristemente attuare un cambio di prospettiva, dovendo affrontare un dibattito sull'ennes…

Marc Bolan e i T. Rex, Guida per principianti

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“Non avremmo potuto spiccare il salto senza Marc Bolan. Il folletto che ha aperto la porta”. Queste parole di David Bowie, forse più di tutte, rendono giustizia alla carriera del padre del “glam rock”. Figura esplosiva di ribellione in un’epoca, alla fine degli anni sessanta e inizio anni settanta, in cui nessuno aveva osato tanto. Vestirsi, suonare e rilasciare interviste in un modo così eccentrico, stiloso, “glamour” appunto (da qui il nome della corrente musicale).
“Fino ad allora le classifiche pop erano per tutta la famiglia, piene di artisti che emozionavano nonni, genitori e ragazzini. E poi, all’improvviso, comparvero questi personaggi sovversivi come Marc Bolan che […] erano visti come corrotti e […] fantastici”, ha ricordato un altro grande della musica Morrissey. Un movimento culturale che dopo Bolan vedrà tra i suoi maggiori esponenti il già citato Bowie, e poi Alice Cooper, Bryan Ferry, Lou Reed, Rod Stewart, John Cale, Queen e Sparks.
Marc è stato il primo a indossare …

Damien Jurado – The Horizon Just Laughed (2018)

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di Stefano Capolongo
È un attitudine consolidata, quella di Damien Jurado, di mettere in musica i propri ricordi, i pensieri più articolati e i propri sogni. Dal 2012 al 2016, la trilogia di Maraqopa (Maraqopa, Brothers and sisters of the eternal son e Visions of us on the land) aveva rappresentato il punto più alto della sua fuga dal mondo, della riflessione sull’Io e dell’immersione in americanissime ambientazioni sci-fi dove perdersi in maniera più o meno risolutiva e onirica. La collaborazione con il producer Richard Swift, presente già in St. Bartlett e in tutta la trilogia, aveva arricchito questo mood escapista con soffici passaggi psych e delicati zig-zag tra immagini legate indissolubilmente al folk americano degli anni sessanta.
L’idea di un uomo nuovo in maggiore sintonia col mondo già presente in Visions of us…(«I lost my mind so i stepped out for a time / Went for a walk on a long road to unwind / I met myself there, saying, “go home”») si fa sostanza pura nel nuovo prod…

Alcune canzoni del 1977 #10/16

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“Com’è profondo il mare”, Lucio Dalla
Non era una canzone che poteva competere in successi commerciali con altre in questa lista, nemmeno in Italia, ma rimase una delle cose più originali e influenti di quell’anno: “Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, dei linotipisti. Siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri e non abbiamo da mangiare” (nel disco c’era un’altra grande canzone di Dalla, “Quale allegria”, e la popolare “Disperato erotico stomp”).

Parker Millsap – Other Arrangements (2018)

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di Fabio Cerbone
Giovane promessa della scena roots dell'Oklahoma, cresciuto nel clima religioso familiare della Chiesa Pentecostale, diviso fra eterno conflitto di peccato e redenzione, come ogni buon figlio del profondo sud ha sperimentato, Parker Millsap era e resta una delle voci più trascinanti dell'attuale scena Americana. La sua stirpe è la stessa dei Jason Isbell e Sturgill Simpson, insomma, di quella generazione che sta riscrivendo le regole della tradizione tra fedeltà e sguardo sul futuro, che nel caso di Millsap significa evidenziare le sue radici country gospel, l'accento rurale del blues e quella commistione che uscì da Memphis sulle ali del rock'n'roll, il tutto immerso nelle visioni gotiche e tormentate di un ragazzo che come il buon vecchio Jerry Lee Lewis e altri prima di loro ha dovuto combattere le tentazioni del diavolo.
Così quanto meno facevano intuire i due precedenti lavori, l'omonimo esordio su scala nazionale e il più che accattivant…

Jimi Hendrix - Up From The Skies

Voglio solo parlarvi, non voglio farvi del male,
Voglio solo sapere qualcosa delle vostre vite diverse
In questa fattoria di persone.

Ho sentito che qualcuno di voi ha una famiglia,
Che vivete in gabbie alte e fredde,
E che qualcuno sta lì a marcire fino alla vecchiaia.
È vero? Vi prego, lasciate che vi parli.

Voglio sapere quali stanze si nascondono dietro le vostre menti,
Vedo forse un vuoto, o sono io che sto diventando cieco?
O sono solo i resti di echi e vibrazioni ormai lontane?
Frasi come "Amate il mondo" e "Lascia scorrere la tua voglia"
È vero? Vi prego, lasciate che vi parli. Lasciate che vi parli.

Ho vissuto qua tempo fa, nei giorni del ghiaccio
E naturalmente è per questo che sono così preoccupato
Sono tornato e ho trovato le stelle in posti diversi
Insieme all'odore di un mondo bruciato.

L'odore di un mondo bruciato.

Bé, forse, forse è solo un cambiamento climatico.
Posso apprezzarlo, posso apprezzarlo baby, voglio solo capire.

Allora, dove pos…

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