Jason Isbell And The 400 Unit – The Nashville Sound (2017)

di Paolo Baiotti

Non so se The Nashville Sound racchiuda nel titolo l'ambizione di rappresentare l'attuale suono della capitale del country, oppure se si riferisca più semplicemente al fatto di essere stato registrato a Nashville presso gli RCA Studios, con la produzione dell'immancabile Dave Cobb, già presente nei due dischi precedenti del musicista di Green Hill, Alabama. Indiscutibile è la trasversalità di Jason Isbell, uno dei pochi artisti della scena attuale apprezzato in ambito rock-roots, folk e country, in grado di jammare sul palco con Ryan Adams, gli Hard Working Americans, John Prine, i Wilco e i vecchi compagni Drive By Truckers, di partecipare ai tributi a Don Williams, Alabama, Bruce Springsteen e di riempire per cinque sere il leggendario Ryman Auditorium di Nashville.

Dopo due dischi intimisti, minimali e cantautorali come Southeastern e Something More Than Free, Jason sembra spostare leggermente il tiro, ripescando la sigla di The 400 Unit, la band che lo accompagna dal 2009, e che ha aggiunto ai membri originali Derry DeBorja (tastiere) e Jimbo Hart (basso) e al batterista Chad Gamble (in formazione dal 2013), Amanda Shires (violino e voce nonché signora Isbell dal 2013) e Sadler Vaden (chitarra, già in passato collaboratore della band). Proprio l'aggiunta di Vaden, ex membro dei sudisti Drivin' N Cryin', trentenne musicista di Charlotte autore di un recente pregevole esordio solista, ha contribuito sicuramente a questo parziale cambio di direzione, evidente nei video di concerti degli ultimi mesi e nel notevole Live From Welcome To 1979, pubblicato recentemente in vinile in occasione del 'Record Store Day' dalla Thirty Tigers.

Il rock intenso e febbrile di Cumberland Gap, l'aspra e polemica White Man's World (ingentilita dal violino della Shires in contrasto con una slide guitar sofferente), la complessa Anxiety che alterna momenti più intimi a esplosioni elettriche e il roots-rock Hope The High Road spingono verso un suono più sferzante, ma alla fine la bilancia è riequilibrata ampiamente dalle ballate, che restano la specialità della casa. Tra queste ultime spicca la splendida Something To Love, ultima traccia dell'album, country-roots dedicato alla figlia Mercy Rose, ma non sono da meno la quieta Tupelo, la love-song If We Were Vampires, la scorrevole Molotov che farebbe la sua figura su un album dei Wilco e la nostalgica The Last Of My Kind. Isbell si conferma un valido autore sia nelle musiche che nei testi e un cantante dotato di una voce calda, espressiva e sporca al punto giusto, una delle poche sicurezze di un genere che non attraversa il suo momento più brillante.

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